Anche nel 2021, nonostante le numerose difficoltà legate alla situazione pandemica, la Tere Group ha portato avanti la sua attività di ricerca e sviluppo incentrata sullo studio di nuove tecnologie per la coltivazione delle microalghe. Nel contempo sono stati attivate nuove collaborazioni con università italiane e rafforzate quelle già in essere con centri di ricerca esteri.
In quest’ottica è di particolare rilievo la pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Chemical Engineering Journal, con un impact factor pari a 13 e al 4° posto nel rank di oltre 143 riviste scientifiche nel campo dell’ingegneria chimica, del lavoro intitolato “Experiments and modeling of Komvophoron sp. Growth in hydraulic fracturing wastewater”.
Allo studio ha contribuito significativamente il Dr. Giovanni Antonio Lutzu, Lab Manager della Tere Group, in collaborazione con il Dr. Alessandro Concas del Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori della Sardegna e il Prof. Nurhan Turgut Dunford della Oklahoma State University.
Lo studio apre scenari interessanti per lo sfruttamento delle colture algali in funzione del trattamento di acque reflue industriali particolarmente cariche di inquinanti. È nota da decenni l’abilità delle microalghe di risanare biologicamente acque del comparto agro-industriale, reflui da allevamento e acque municipali. Ma l’abilità delle alghe si manifesta anche nella rimozione di idrocarburi e metalli pesanti da acque derivanti dall’attività di fracking ossia legate all’estrazione di gas e petrolio dal sottosuolo.
In questo 2020 cosi particolare per le difficoltà legate alla pandemia da covid-19, noi di Tere Group abbiamo proseguito le nostre attività di ricerca nel settore delle microalghe, attivando nuove collaborazioni con università italiane e estere.
In quest’ottica siamo particolarmente orgogliosi di annunciare la pubblicazione presso la prestigiosa rivista internazionale Journal of Environmental Chemical Engineering di un lavoro dal titolo “Latest developments in wastewater treatment and biopolymer production by microalgae”, relativo alle ultime scoperte nelle applicazioni delle alghe per il trattamento di acque reflue e la produzione di bioplastiche da parte delle microaghe.
La ricerca ha avuto come capofila il Dr. Giovanni Antonio Lutzu, il nostro lab manager (in foto), che si è avvalso del prezioso contributo di colleghi e ricercatori di atenei italiani e statunitensi. Nello specifico sono stati co-autori della pubblicazione: la Prof.ssa Nurhan Turgut Dunford del Department of Biosystems and Agricultural Engineering della Oklahoma State University, il Dr. Alessandro Concas del Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori della Sardegna, la Prof.ssa Adriana Ciurli della Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, la Dr.ssa Carolina Chiellini dell’Istituto di Agricoltura Biologica e Biotecnologie del CNR di Pisa, e il Dr. Fabrizio Di Caprio del Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma.
Il lavoro offre una panoramica completa sull’uso delle microalghe come un’efficiente strategia ecologica per la rimozione dei contaminanti dalle acque reflue. Grazie alla loro versatilità, questi organismi fotosintetici possono crescere in un ampio spettro di acque reflue, comprese quelle provenienti da fonti agricole, animali, municipali e industriali, convertendo al contempo nutrienti come azoto e fosforo in prodotti utili. Attualmente, le microalghe iniziano a essere sfruttate su larga scala per il trattamento delle acque reflue agricole e urbane. Tuttavia, nuove applicazioni per tipi specifici di acque reflue, ad esempio da fonti petrolchimiche, pur producendo risultati promettenti, sono ancora nelle loro fasi iniziali. Pertanto, ulteriori lavori dovrebbero essere eseguiti per ottimizzare la tecnologia delle microalghe alla luce della sua applicazione ai contesti industriali.
Inoltre vi è anche un crescente interesse nel rendere queste tecnologie ancora più sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale utilizzando biomasse microalgali, ottenute durante i processi di bonifica delle acque reflue, per produrre nuovi materiali bioplastici, capaci di sostituire potenzialmente le controparti a base di petrolio e riducendo l’impatto negativo delle attività umane.